lunedì 12 marzo 2012

Bill Wolak, tradotto da Annelisa Addolorato

























Poesie dalla silloge Archeology of Light

(Cross-Cultural Communication, Merrick, New York 2011)


It's Dangerous Not to Love

I describe you to explain myself;
you are the context for my possibilities;
so my words belong to you because in the end
it's dangerous not to love.
And you emerge from me
not as a photograph entrusting
its single memory to paper,
but as an ear's reminder
of what the eye can never reach.

Two directions: one crossroad.
I: a rainmaker conjugating absences.
You: a dance floor to make time new.
I always approaching you,
finding your nakedness everywhere,
in the questioning spark of the blind man's eye,
in the sunlight warming gravestones,
in the embrace of an icebound harbor.
Always, I lick the thirst from your mirage.

Sometimes I disappear where you touch me;
sometimes the well of your body absorbs me
as I touch bottom.

Still, I explain you to describe myself.
You: the dream talking in many voices at once.
I: the sudden detachment of a wish expressed.


E’ pericoloso non amare

Descrivo te per spiegare me stesso;
sei il contesto delle mie possibilità;
così le mie parole ti appartengono perché alla fine
è pericoloso non amare.
E tu emergi da me
non come una fotografia che affida
il suo unico ricordo alla carta,
ma come il suggerimento dell’orecchio
di quello che l’occhio non può mai cogliere.

Due direzioni: un incrocio.
Io: un uomo della pioggia che coniuga assenze.
Tu: una danza per rinnovare il tempo.
Io ti raggiungo sempre,
trovando le tue nudità ovunque,
nella scintilla interrogativa del cieco occhio umano,
nella luce del giorno che scalda le lapidi,
nell’abbraccio del porto ghiacciato.
Io lecco via la sete dal tuo miraggio.

A volte scompaio quanto tu mi sfiori;
a volte la precisione del tuo corpo mi assorbe
facendomi affondare.
Ancora una volta, spiego te per descrivere me stesso.
Tu: il sogno che parla con varie voci in una.
Io: il repentino distacco di un desiderio espresso.



To Find the Position of the Heart

Give away your hands
to be able to hold.
Offer your dreams
to be safe from illusions.

Give up your voice
to be able to sing.
For a deeper silence,
surrender everything left unsaid.

Give our your tongue
to be able to thirst.
Offer what you possess
for what you can conceive.

Only what you have
yielded is yours.
From what you have given freely,
gather your heart.


Trovare la posizione del cuore
Disfarsi delle tue mani
per riuscire ad afferrare.
Offrire i tuoi sogni
per essere al sicuro dalle illusioni.

Rinunciare alla tua voce
per riuscire a cantare.
Per un silenzio più profondo,
rinunciare a tutto lasciandolo non detto.

Metti fine alla tua lingua
per poter avere sete.
Offri quello che possiedi
per quello che pianifichi.

Solamente quello che hai
realizzato tu è tuo.
Da quello che hai dato liberamente
prende forma il tuo cuore.



Love Opens the Hands

Only the heart enjoys
this fishing without a net;
beauty locks all the doors
and disaster breaks them down.

Long absence resonates anticipation
like the guesswork of desire,
but deep roots grow
deliberately around rock
so that any guest who finally arrives
eclipses the sun becoming the feast
and the wine and the dessert.

Touch the scar, and it
will offer some astounding advice:
loveliness fades, but not grace;
the world loves lightning
less than fire.

Love opens the hands for kindness.
and kindness is a debt
you never tire of repaying.


L’amore apre le mani

Solamente il cuore gioisce
di questa pesca senza reti;
la bellezza chiude tutte le porte
e il disastro le distrugge.

Una lunga assenza risuona come un’anticipazione
come il tentativo del desiderio,
ma profonde radici crescono
spontaneamente intorno alla roccia
così ogni ospite che arriva alla fine
eclissa il sole che diventa la festa
a il vino e il dolce.

Tocca la cicatrice e questa
offrirà qualche sorprendente avvertimento:
l’amabilità fa impallidire, ma non la grazia;
il mondo ama la luce
meno del fuoco.

L’amore apre le mani per gentilezza.
E la gentilezza è un debito
che non ti stanchi mai di ripagare.



Bio-bibliografia

Bill Wolak è americano. Ha pubblicato le due sillogi Pale as an Explosion e Love Emergencies (con Mahmood Karimi-Hakak). Ha tradotto in inglese Joyce Mansour, Stuart Merill e Francis Vielé-Griffin. Tra i suoi lavori più recenti c’è la cotraduzione, con Mahmood Karimi-Hakak) dei 51 Ghazal di Hafez (Cross-Cultural Communication, New York 2009). Sue traduzioni sono state pubblicate in varie riviste, tra le quali ricordiamo: Basalt , The Sufi Journal, Persian Heritage Magazine, Atalanza Review, Fellowship Magazine. Suoi saggi critici e interviste, in: Notre Dame Review, Southern Humanities Review, The Paterson Literary Review, Ascent Beatlick Magazine, Florida English. Bill Wolak è stato premiato per i suoi studi riguardanti l’India e l’Oriente con vari riconoscimenti, incluse due borse di studio Fulbright. Ha viaggiato in Asia, includendo soggiorni in Tibet, Nepal, Tailandia, Giappone e Cina. Nel 2007 ha formato parte di una delegazione pacifica in Iran per la riconciliazione, la giustizia e la pace, sponsorizzata dalla Fellowship of Reconciliation. Nel 2010 ha ottenuto un altro riconoscimento internazionale per gli studi sull’Asia, riguardante nello specifico Giappone e Cina. Ha partecipato nel 2011, a Nagpur, al Festival Poetico Internazionale indiano itinerante Kritya. Da più di vent’anni e professore associato presso il Dipartimento di Inglese dell’Università William Paterson., tradoto

venerdì 14 ottobre 2011

La poesia di Mona Lisa Jena (India)





La poesia di Mona Lisa Jena è ricca di riferimenti, immagini e provenienti dalla letteratura indiana classica, che l’autrice armonizza con l’esperienza e la vita quotidiana e interiore delle donne indiane di oggi. Le figure femminili rivestono nei suoi versi una grandissima importanza.
Mona Lisa Jena è una celebre scrittrice, traduttrice, giornalista e poetessa indiana. Ha pubblicato vari libri, tra cui due volumi di poesia in lingua Oryia: Nisarga Dhwani e A Sabu Dhrubamuhurta, oltre a una raccolta di racconti: Indramalatira Shoka. Ha tradotto in Oryia vari testi di letteratura Assamese (sia poesia che prosa poetry). Ha anche tradotto in inglese vari testi di letteratura Oryia. La sua poesia ha come temi principali l’amore, l’attesa, la separazione e la comunione, argomenti che spingono a riflettere sulle relazioni umane in un mondo in perpetuo mutamento.
Ha ottenuto vari riconoscimenti molto prestigiosi, come il Sahitya Akademi Award, il premio Rajiv Gandhi Sadbhavana Award, il premio Kadambini e il premio per la letteratura del Kedarnath Research Foundation. È attualmente Ricercatrice presso il Ministero di Cultura del governo indiano a Nuova Delhi, e sta realizzando uno studio comparato sulla letteratura Oryia e Assamese.
Mona Lisa Jena attualmente vive a Mukunda Prasad, Khurda, Orissa.



Undici poesie di Monalisa Jena
I parte, cinque poesie sull’amore e l’identità

Traduzione dall'inglese di Annelisa Addolorato


1)
40 giorni

Quaranta giorni
Passo dopo passo
Arrendersi
La notte trascorre a tratti.
Da una luna nuova
All’altra,
Ancora una volta
La notte di un inutile girovagare
Si perde tra le strade
Le parole si deteriorano
Il destino inizia a parlare.

Quaranta giorni di penitenza
Tra riti di purificazione e rinuncia
Io ti desidero
Giorno dopo giorno
Contando e ricontando
I grani del rosario
Per l’eternità.

Tu torni
Dopo quaranta giorni
E io sono felice
Tu mi fai scoppiare di gioia
Come un turbine
Io fiorisco come fa l’albero del fuoco
Durante i monsoni.

Quaranta giorni di purificazione dell’anima
Occhi limpidi come perline di cristallo
Mi avvicino a te con la mia innocenza
E tu in cambio
mi accarezzi.

Non potresti più abitare
come un’immagine di distacco, immobile,
al centro del mio cuore…
La luna sorge
e si immerge
Anno dopo anno
Nell’incantevole notte stellata
Noi festeggiamo il giorno dell’amore
Tu chiedi ancora
all’esperienza
una separazione
di quaranta giorni.



2)
Dilemma

Cosa si prova durante un incontro d’amore?
E nella separazione?
Dentro di me, due anime sono impegnate
In un’infinita battaglia l’una contro l’altra.
Perché tu ti lamenti in pura disperazione,
Sconsolato?

Perché bruci fino a diventare cenere
Quando il chiaro di luna scintilla
In un cielo così splendente?
Come morto, per tutta la notte…
Sai che solo dopo una notte così
Un’anima eletta vivrà una volta di più,
E diventerà morbida come il tuo respiro,
Slegando il variegato fogliame della densa giungla?
Tu abbracci l’addio
per sorseggiare il nettare dell’incontro,
e anche tu
desideri quell’incontro, conoscendo bene i fuochi della separazione!
Tu sai anche
Che la separazione ci rende indigenti,
Perché la felicità dell’incontro dimora in quella reale separazione.


3)
Autunno

La notte si è infittita
I fiori della notte hanno sprigionato il profumo del chiaro di luna
E la luna vaga tra nuvole verginali
Come un arcobaleno

Torna sotto forma di poesia
Ci sono le lacrime dell’autunno
Quelle che narrano segnali in abbondanza

Non è facile
Per il cuore scorrere via in una raffica di vento
Il mio nido è fatto di pochi rami
E qualcuno
Durante gli ultimo giorni d’autunno
L’ha distrutto, gettato al suolo e abbandonato.



4)
La regina più amata

"O mia amata"!
Chi mi chiamava,
in modo così affettuoso
per la prima volta?
Pugnalato dal mio amore
E non per colpa mia?

In un’anticamera,
inondata da un mistico bagliore blu
Mi stavo sciogliendo ----
lentamente,
come una farfalla impazzita
E come i petali che cadono dei fiori Patali.
E poi?

Sulla cima delle montagne
Si stendono le rovine del palazzo di Nahargarh
Il loro corso d’acqua riempito dalle mie lacrime
E i miei singhiozzi; antico di cinque secoli!
Allora, io ero l’amata regina
Di un capo tribale

Lui mi venne a prendere in una spedizione di caccia
Senza danza, senza il suono dei tamburi, senza canzoni
E neppure l’altare del matrimonio
Allora io ero la sua amata regina,
…… la prescelta
La freccia del principe tremò
E mancò il suo bersaglio
L’antilope fece un sospiro di sollievo…

Là noi eravamo nove regine
e attendevamo i suoi favori
una infilò una collana di perle
Un’altra ricamò pantofole di seta
E un’altra ancora cercò di sedurre l’anziano re
Con sessantaquattro modi
Di fare l’amore

E io ero lì,
Perdutamente innamorata,
Aspettando il mio amato
Per cinque lunghe notti di
Perpetuo desiderio,
La delicatezza reale invecchiò…

Al momento opportuno
La regina più giovane urlò
Le mie intenzioni erano chiare!

Fui punita
Per essere il suo amore -
La definitive sentenza di morte.

La finestra della mia cella si apre
sulla profonda valle delle mie lacrime
qui mi innalzo, immortale,
Come un leggendario albero in fiore
Con una moneta dai petali d’oro.


5)
Una storia senza fine

Come per caso,
Il racconto inizia dalla fine…
Alla destinazione
La sorgente d’amore richiede separazione
Per l’eternità.

Fuori sta piovendo
I semi si disperdono
Nella foresta Sal
E le piogge danzano.
Le ebbre formiche volanti si muovono
Forsennatamente
Le pietre ricoperte d’erba sono inzuppate,
E
La sublimazione di quell’emozione
Potrebbe ancora non essere svanita

Un profondo sospiro
allontana il miraggio dell’amore….

Cercandoti,
E non incontrandoti ancora
In quell’angoscia di denuncia
E rifiuto
Si trova l’incertezza del mio destino.

Non so
Quale orizzonte io stia cercando
Nelle profondità del mio cuore
La galassia è offuscata

Nella fragranza dei fiori che sbocciano
Si sciolgono le dolcezze
Lentamente

Tu fai scorrere via
Con il tuo abbraccio appassionato
Gli anni della solitudine.
Non so bene
Cosa ricevo e cosa desidero.
Ti incontro nella mia ombra
trepidante
ogni notte, senza speranza…

Come il milione di frantumi dello specchio
Il tuo amore mi segue
Con un milione di scuse
Tu sei confuso
Dal mio disperato silenzio

Persino quest’ultimo incontro
Potrebbe non costringermi
Persino la più profonda voce di ogni identità
Può farmi dimenticare
Chi sono.

sabato 19 marzo 2011

Quattro poesie di Mindy Zhang






















La musica della luna


Ho conosciuto la poetessa, musicista e traduttrice sino-statunitense Mindy Zhang al Festival Internazionale di poesia Kritya, organizzato a Nagpur, precisamente nel centro dell’India, nello stato del Maharashtra, nel gennaio del 2011. Qui ho avuto modo di ascoltare Mindy sia leggere che cantare i suoi componimenti e anche di scoprire insieme a lei l’atmosfera della città di Nagpur, guidate dalla poetessa indiana Sampurna Chattarnij, dal poeta iraniano-statunitense Mamhoud Karimi-Hakak e dalla giovanissima neo-poetessa indiana Zhora Mastr. I lavori di Mindy Zheng vertono principalmente sull’esperienza e sulla letteratura di viaggio, ma anche della letteratura migrante e dell’esilio. Oltre a questi aspetti, sviluppa anche molto le tematiche di genere, focalizzate a partire da un punto di vista che prende in considerazione contemporaneamente condizioni, tradizioni, studi sia letterari che sociali orientali e occidentali, presentando così un ricchissimo patrimonio culturale sul tema della donna, un vastissimo repertorio di situazioni, immagini, critica. Le poesie selezionate per questa brevissima antologia in italiano riguardano però temi che rimandano soprattutto al pensiero e alle simbologie taoiste: sia per la descrizione dei rapporti e delle esperienze, che per il profondo legame che si stabilisce tra il mondo tangibile, del sentire dell’essere umano e quello della natura, che formano e vengono presentati nel loro insieme come un unico corpo vivente. I versi di Mindy sono di un’intensità quasi sconcertante, e raggiungono i sensi e il pensiero come frecce scoccate con precisa lucidità proprio al centro del sentire. Al centro di questa brevissima antologia stanno la luna e la musica presente nella vita. (A.A.)


Quattro poesie di Mindy Zhang
Traduzioni dall’inglese di Annelisa Addolorato



UNA VECCHIA CANZONE

Tanto, tanto tempo fa tu eri il mio vecchio cognato,
o sembravi esserlo. La casa costruita da mia sorella
per te non può imprigionare la mia natura selvaggia.

Tu sai che mi piace camminare di notte,
senza ali, né potere, né abilità -
attraverso il ricordo ho trovato una forza interiore.

Mi muovo qua e là come se volassi, spingendoti fuori dalla trappola
di quella gabbia. Ma forse sarei rimasta imprigionata
a te, facendo di una lanterna una gabbia, illuminando cicatrici

di cinquemila anni fa. userò cinque pietre colorate per curare
la ferita che non si è rimarginata. Il mio amore per te
non ha bisogno di una biblioteca per essere immagazzinato,
né di un calendario su cui essere evidenziato.

Non ha bisogno di un macchinario per essere classificato (non lasciarli cercare!).
Noi non abbiamo confine: nessun posto per nasconderci, nessun posto da trovare.
Persino ad occhi chiusi, ci guardiamo dritto negli occhi -

Noi siamo gli occhi dell’altro. Schiena a schiena, cielo e terra.
Faccia a faccia, combattiamo e mordiamo - e tutte le consonanti scompaiono.
Nessuno aveva mai sperimentato questa doppia vocale, per un tempo così lungo.

(2010. Da Cinque poesie con dedica)



DI RITORNO A LOS ANGELES DA SANTA BARBARA NELLA NOTTE DEL 16 AGOSTO

Sul confine, a est, per un attimo. La luna
riposa qui davanti, brillante, piena
di pensieri che non possono essere colti
in nessuna sfumatura, ma che si possono dire in una O
perfetta - solo un inizio in 36 giri.

Poi lui indosserà la sua maglia nera, ogni
giorno, fino a coprire tutto il corpo tranne
una minuscola curva. Poi lui la toglierà, poco
a poco, fino a toglierla del TUTTO, come ora, mostrandosi
completamente a me. Gli occhi, quando il passato si nasconde -

diventano maree, stanotte. Senza vento, solamente una nebbia
fluida - che trattiene amore alla velocità della stessa parola.
Poi anche questa quiete si muove, lasciando una fresca
impronta delle labbra, sospesi lì, come quando eravamo l’uno
davanti all’altra, una volta, due esseri che da yin e yang

diventano uno, raccogliendosi a forma di S
per poche ore, poi all’estremo opposto,
come una luna piena - puoi difficilmente vedere
le linee tra le labbra, che si confondono come sentieri. L’amore
si adagia lì in mezzo, vive lì.


LUNA BLU, LUNA ROSSA

Sto raggiungendo l’età del giudizio, e così giro intorno a te.
Ogni nuova posizione porterà a qualcosa di ignoto, il segreto
delle attrazioni. Ma piena o piatta, io sono plasmata da te
nell’immagine di uno specchio, il potere tra noi smentisce.

Quando le onde più piccole mi raggiungono, tu muti la mia curva
in una luna blu, come Escher, dai Paesi Bassi,
ha creato le illusioni dei paesi di nessuno. Da diciannove anni
il nostro nuovo incontro diventa primo amore - un pezzo di limone

che cade nel bicchiere. Tu non sorgi dal bicchiere
ma mi fai spuntare le ali, e mi liberi
dalla gabbia. Ogni notte ti guardo come una promessa sposa, acqua
fresca, vedo come mi fai diventare piena un’altra volta,

e arrivi ogni mese. So che avrò una lunga vita
da trascorrere e tessere, amandoti facendo l’amore.

(2010. Da Blue Suites, Questions of Gender)

N.d.A. : Sulla note del 31 dicembre del 2009, quando ci fu la seconda luna piena del mese, la luna blu. La luna blu si manifesta a Capodanno ogni diciannove anni. L’espressione luna rossa si riferisce a un’eclisse lunare.



LUNA NERA, LUNA PORPORA

Ed eccoci al II movimento. Questa notte non c’è vento,
le foglie dormono sulla neve. Vieni tesoro,
non aver paura di seguire i miei passi,

323, 34565-4-323, possiamo usare semplici annotazioni,
inciampando nell’oscurità. Non c’è solitudine
paragonabile alla vibrazione dei bassi, né distanza

che si possa immaginare simile a quella da qui a qui, né amore
che potrebbe far scorrere più profondamente questa notte - il suono
residuo indugia dopo il climax delle variazioni.

Non più , dopo tutto. Il prossimo
movimento è complicato per il pubblico degli ascoltatori. Non puoi vedere come
eseguono un glissando insieme a te ad ogni scala, ma

possono sentire come tremoli e trilli ogni nota
negli armonici. Nessun destino soffre più dell’incontro
tra 323 e 34565-4-323. Dopo il clarinetto,
si sono uniti gli archi, e quali ostacoli non possiamo
superare? Semplice o composto, tutto plasmato in accordi,
l’unica eccezione sei tu quando decomposto.

(2010)
N.d.A. : I numeri menzionati nella poesia sono notazioni musicali per l’inizio del secondo movimento del Concierto de Aranjuez del compositore spagnolo Joaquín Rodrigo.




Sull’autrice: Mindy Zhang (ovvero Ming Di) è una poetessa e traduttrice cinese che vive negli Stati Uniti. È redattrice della rivista bilingue cinese-inglese Poetry East West. Ha pubblicato sei sillogi: Etudes in D minor, Berlin Story-photo poems, Days Flowing through Footages, Selected Poems of Ming Di, The Art of Splitting, e Chords Breaking. I suoi lavori di traduzione sono stati pubblicati in Cina e a Taiwan, e i suoi lavori più recenti in veste di traduttrice sono Selected Poems of Ha Jin (2009) e The Writer as Migrant (2010). Ha ottenuto quattro premi letterari per I suoi saggi e la sua poesia. È stata invitata alla Conferenza Internazionale Simmons sulla Poesia Cinese moderna (2004), alla Conferenza Internazionale Australiana sulla Letteratura Esiliata (Taiwan 2007), allo Struga Poetry Evenings in Macedonia (2010), al Södermalms Poesifestival in Svezia (2010) e al Kritya International Poetry Festival in India (2011). È anche musicista: suona il gu zheng, strumento* musicale tradizionale cinese (*a corde, incluso nella famiglia delle cetre).


I parte - Continua(...)

Tunisia: tre poesie tradotte dallo spagnolo







Tre poesie-testimonianza dalla Tunisia. Tre brevi testi dello scrittore tunisino di lingua spagnola Mohamed Doggui. In queste parole, in modo semplice e diretto, si raccontano e percorrono tappe ed episodi tragici e attuali avvenuti in Tunisia tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, attraverso uno sguardo che decide di esprimersi in versi per narrare il presente. Gennaio-febbraio 2011

(Poesie tradotte dallo spagnolo da Annelisa Addolorato)


LA RIVOLUZIONE DEL GELSOMINO

Si rivoltava nella tomba,
Didone(1), la prima regina;
«Ah, la mia povera Cartagine!»
continuava a gemere.

Sulla lapide del sepolcro
il suo lamento rimase inciso:
«Dio protegga la mia Cartagine
da questo fetore imperante!»

Ma un quattordici di gennaio
fiorì un giovane gelsomino
e la sua candida fragranza
fece sorridere la Regina.



IL CARRETTO DEL VENDITORE AMBULANTE

A Mohamed Bouazizi(2)

Il carretto del venditore ambulante,

la scintilla della rivoluzione tunisina
e forse di tutto il mondo arabo.



Codardi di cattiva stirpe
ti hanno rovesciato il carretto,
ignorando che un vulcano,
ruggendo, li avrebbe divorati.

Senza poter far nulla, vedevi
rotolare il tuo pane a terra;
non l’hai raccolto per
non umiliare te stesso.

E le tue orgogliose ginocchia
non vollero toccare terra, e
sei rimasto in piedi, difendendo il tuo onore:
ti sei immolato come un bonzo.

Se, invece di gettarlo a terra,
te l’avessero solo confiscato,
tu non te ne saresti andato
e quelli sarebbero ancora al loro posto.

I tiranni ignoravano
che un popolo degno si può
forse rassegnare al castigo,
ma non può mai essere umiliato.



ALL’UNISONO

"El pueblo unido jamás será vencido" Quilapayún(3).

Un solo grido, all’unisono
scalfisce il muro tenace.
Un solo soffio, all’unisono,
sfida a braccio di ferro l’uragano.
Se la V di vittoria si innalza all’unisono,
spiega le ali e spicca il volo.
All’unisono, all’unisono,
il sogno diventa realtà.


Note
(1)Qui si allude all’attualità tunisina, menzionandone le radici storiche e mitologiche, attraverso la figura di Didone, la regina fondatrice di Cartagine: quella che era l’antica Cartagine ora si trova in territorio tunisino, sul lago di Tunisi.

(2)Mohamed Bouazizi è il giovane venditore ambulante (marzo 1984 - gennaio 2011) tunisino che si è dato fuoco, protestando contro la situazione economica e sociale del suo paese, dopo che la polizia gli aveva confiscato il carretto. Viene considerato per il suo gesto e per la sua tragedia martire e simbolo della Tunisia e del mondo arabo drammaticamente in rivolta (tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011).

(3)Celebre verso di una canzone (del 1965) dell’omonimo gruppo musicale cileno, il cui significato, in lingua mapuche, è "tre barbe".

Sull’autore: Mohamed Doggui è un poeta, scrittore e romanziere tunisino che scrive in spagnolo. È ispanista: docente di spagnolo presso la Facoltà di Lettere dell’Università e presso l’Instituto Cervantes della capitale del suo paese. Dal 1998 presenta un programma radiofonico settimanale dedicato alla lingua e la cultura spagnola, a Radio Tunisi - Cadena Internacional (RTCI). È membro dell’Asociación Internacional de Hispanistas (AIH) e del movimento culturale internazionale “Poetas del Mundo”. Nel 2009 ha vinto la II edizione del Concorso Internazionale di Algeciras “Racconti dello Stretto” - promosso dalla Fondazione Due Sponde (Dos Orillas) - con il suo libro Mamadú y los verbos españoles, che ha come tema principale quello dell’incontro interculturale e delle ragioni dell’immigrazione. È autore dei volumi Entre Levante y Poniente, con il prologo di Julio Martínez Mesanza, (Madrid, Sial Ediciones, 2006) e Derroche de azabache (in via di pubblicazione). Suoi testi poetici sono inclusi in varie antologie, da cui emerge ulteriormente l’interesse dell’autore per temi e manifestazioni culturali, letterarie, simbolico-poetiche di intersezione tra il mondo e l’immaginario arabo e ispanico: Calle del agua: Antología de literatura hispanomagrebí (Madrid, Sial Ediciones, 2008); Al-Andalus, el paraíso (Entreríos, n. 4-5, Primavera-Verano 2007); La Alhambra, el palacio (Entreríos, n. 7-8, Primavera-Verano 2008); Juan Ramón Jiménez (Entreríos, nº 9, Otoño- Invierno 2008).

sabato 12 marzo 2011

DESTINAZIONE PIERCING - Cortissimo racconto vintage




Indossando pepli e tuniche impalpabili, calzando coturni iridescenti adibiti al teletrasporto, sono arrivati dal pianeta della moda sul pianeta terra. Per salvarlo, per colonizzarlo, e anche per motivi di studio. Stiliste, stilisti, regine e re del baratto arrivano dal loro pianeta sul mondo. La società degli abitanti del pianeta della moda ha sviluppato una profonda spiritualità. La loro vita sociale si basa su quattro rituali: il primo, quello della confezione degli abiti; il secondo, quello della vestizione dei cavalieri e delle cavallerizze androgini; il terzo, le sfilate e gli happening; il quarto, lo scambio degli abiti.
La vestizione dei cavalieri multimediali e delle pacifiche guerriere eolico-solari occupa buona parte della giornata dei cittadini del pianeta della moda. Ogni giorno si bardano vestendosi con drappi e accessori, dispositivi digitali e stoffe luminose. Armati di eepc e auricolari-tatuati addosso. Decorati con nomi e marche che si intrecciano come fili, per dare vita ad una lingua, marchi di fabbriche virtuali profumano questi affascinanti soggetti collettivi, rilasciando le loro fragranze sugli ologrammi dei corpi in movimento.
I cataloghi di moda per stagioni ancora da inventare che coniugano luoghi topici dell’alta moda, della pubblicità e del quotidiano sovrapporsi del azioni, entità umane e cibernetiche, oggetti virtuali, status vestiti. Sono in costante attività, sempre in movimento, alla ricerca di nuove sfumature di colore e originali soluzioni per riuscire a mostrare lo splendore di corpi e menti.
Ma l'eleganza, quella vera, per il popolo del pianeta della moda, si gioca nella capacità di cambiamento, di travestimento. E quel popolo si trasforma continuamente, considerando tale parametro una qualità notevole. La vestizione, i drappeggi e la colorazione del piumaggio continua ad essere fondamentale nella convivenza civile, per i nuovi coloni. Ma mentre in epoche passate era lo sgargiante scintillio a dominare la scena, ora il pregio maggiore è l'invisibilità.
Le regine viola del baratto sono rimaste molto sorprese ascoltando la seguente conversazione umana: “No, dai, non tagliare tutta quella stoffa.., ne basta la metà”. “Ma guarda che non è stoffa, sono fili e piccoli pannelli solari”. “Che strano tessuto”. Sul pianeta della moda tutti usano da tempo quel tipo di materiale per confezionare abiti. Gli umani, invece, stanno ancora sperimentando in quel senso, sembrano essere alle prime armi.
Le sfilate sono sempre state impegnative, il dispendio notevole di energia vitale. Le monache-modelle, donne dalla spiccata spiritualità votate alla moda, ricordano una scritta diffusa sugli specchi dei camerini di prova delle boutique dei centri commerciali interstellari: “Attenzione: prova poetica d’autore!”. Loro sfilano sempre insieme agli artisti, attraverso le passerelle consonanti e vocali della creazione della moda seriale. Haute couture del verso, alta sartoria del linguaggio, tra griffe e montaggio, assemblaggio di materiali, labirinti di tagli innovativi e classici, edificano e dipingono la società attraverso oggetti, parole, concetti liquidi..
Con tutto questo materiale speciale, gli abitanti del pianeta della moda si coprono il corpo, il volto, i piedi, il capo. Studiano, percorrono e nominano anche l’universo dei resti, di ciò che si scambiano o che è invecchiato e che si trasforma e riconfigura. Con tutto ciò realizzano un ampio cameo sulle modalità di scambio di beni e idee, e ora preludono alla ciclica ricomposizione del percorso, riutilizzando forme, materiali e disegni. Da noi si chiamerebbe eco-moda, eco-design. Scintillanti back-stage e vestizione di gialli principi e viola principesse digitali.
La tecnologia del tessuto a scomparsa ha da moltissimo tempo cambiato le abitudini degli abitanti del pianeta della moda. Mobile e immobile. I nuovi coloni hanno portato con sé molta documentazione ed un ricco repertorio di flora e fauna dell’attuale prêt-à-porter metropolitano interplanetario. Una stratificazione di oggetti e di tele che sono visioni, coprono e nascondono pelle, ossa, carne delle modelle e dei modelli che arrivano da diversi mondi, scandagliando nel profondo i messaggi criptati esistenti sia nei costumi di scena quotidiani, sia nei loghi che ne costituiscono la confezione.
Repertorio di nomi e stili che fluttuano tra le pieghe del vestuario di scena dell’individuo metaforico che popola il globo. Un canto e una preghiera al loro corpo di oggi, al loro corpo presente, patinato e delicatamente sfiorato da vesti culturali, oggetto di studio e complesso, stratificato frutto prezioso.
Abiti mutanti. Vestirsi e spogliarsi con il telecomando è normale, sul pianeta della moda, una delle loro usanze consolidate e che i coloni vorrebbero importare. Tessitura della luce. Moda dell’impalpabile. I loro vestiti sono fatti di confortevoli fototessuti e termofototessuti.
Una cosa molto complicata da capire, per i re gialli del pianeta della moda, e per tutti i loro diplomatici, esperti in sostenibilità ecologica e per le regine del baratto, è lo strano e incomprensibile metodo su cui gli esseri umani basano la loro moda, la loro vita sociale, la loro sussistenza. Usano un antico marchingegno, un metodo chiamato denaro, poco trendy, ma tra loro ancora in vogue.
Quando si sono teletrasportati sul pianeta terra, all’inizio i coloni sono arrivati in una zona che hanno molto apprezzato e chiamato Burkina Fashion, per poi trasferirsi e colonizzare quell’intero immenso pianeta. La missione è stata ribattezzata, dopo il suo compimento, avvenuto con successo. I coloni hanno scelto come abitazioni e campi base i piercing appesi alle orecchie o collocati sulle sopracciglia degli umani, gli antichi abitanti di quel pianeta strano ma tutto sommato accogliente.
Quelle postazioni erano comode e stabili, da lì potevano anche inviare aggiornamenti al pianeta della moda, erano confortevoli, e in prospettiva sembravano essere un buon inizio per tentare di entrare in contatto con quei primitivi giganti senza farli spaventare. Il nuovo nome di quella riuscitissima impresa, totalmente nuova per gli abitanti del pianeta della moda, è “destinazione piercing”. Ma in realtà l’avventura era appena cominciata.

sabato 17 aprile 2010

Racconto finalista concorso SUBWAY 2010 - Una vita un po' lenta

(-: Divertiti leggendo il mio racconto: commenta, diffondi&vota!
Lee, disfruta, comenta, comparte, vota mi relato.
Please read, enjoy, comment, share&vote my tale.

Grazie/Gracias/Thanks. Anne ;-) Now on-line

http://www.subway-letteratura.org/index.php?option=com_content&task=view&id=472&Itemid=85

giovedì 18 febbraio 2010

La ruta de ahier - 어제의 여정

The Poem was written by Annelisa Addolorato, in 2005, in spanish*.


Thank you very much to my dear Friend Eun-Hee Seo
(Hispanist, Seoul National University - 서울대학교) for the Corean translation.


The poem:
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LA RUTA DE AHIER
어제의 여정

Compañero camaleón,
카멜레온 동지,
es muy curioso
생각해보면 이상도 하지
pensar que ahora mismo
지금 우리 둘이 다
puede que
어쩌면
ambos estemos robando,
도둑질을 하고 있거나,
maquillando,
화장을 하고 있거나,
transformando
변신을 하고 있거나
y hasta revolcándonos
심지어 하나의 빛깔 안에서
en un matiz de color
뒹굴고 있을지도 몰라
que de repente
우리들의 눈으로
hemos visto
갑자기 본 그 빛깔
- con nuestros ojos
그 빛깔을 보고
que lo ven,
만지고
lo tocan y
전혀 다르게 만들어 버리는
lo deforman todo -
우리들의 눈-

en el otro
다른 이 안에서
Tú en ella
너는 그녀 안에서
Ella en él
그녀는 그 안에서
Arenas
오아시스를 적시는
que mojan oasis
모래
Aguas
사막을
que secan
메말리는
desiertos

¿Lograremos entender todo eso?
우리가 이 모두를 이해할 날이 올까?
Las primeras plegarias de los primeros ladrones
세상 첫 도둑들의 첫 번째 기원

Nadie
그들 둘 중 누구도
había rezado
단 한 번도
Nunca
기도한 적 없었고
El eje tambaleante
그들 변명의
de sus coartadas
위태롭던 지축이
se había movido de repente,
소스라치게 움직였어
derrumbado, cambiando del todo
그들을 둘러싼
el panorama
모든 풍경을
que les rodeaba
무너뜨리면서, 바꾸면서
Sacudiendo hasta sus sombras…
그들의 그림자마저 흔들어대면서...




You can find the Poem in Spanish and Italian in "Nací el 21 en primavera" Voci della poesia spagnola contemporanea, Sentieri meridiani, Foggia 2009.


*(unpublished book: Salto doble), and then translated in Italian and English.

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"La ruta de ahier / Il cammino di ieri", The Poetry-film.
Continues (...)